IO PAGO.
Riconosci la tua storia?
IO PAGO
le tasse prima ancora di vedere lo stipendio. Automaticamente, ogni mese, senza scelta.
IO PAGO
la bolletta del gas e della luce triplicata, l’acqua, i rifiuti, il riscaldamento condominiale. E non posso scaricarle su nessuno.
IO PAGO
la spesa al supermercato che aumenta ogni giorno di più.
IO PAGO
il mutuo o l'affitto di casa e rischio ogni giorno che me la pignorino o mi caccino perchè i soldi non bastano più.
IO PAGO
il pieno di benzina con le accise del 1935. E lo Stato incassa due volte.
IO PAGO
il ticket al pronto soccorso dopo dieci ore di attesa. Poi pago anche il medico privato.
IO PAGO
i contributi da trent’anni. E non so cosa troverò quando andrò in pensione.
IO PAGO
la polizza sanitaria aziendale. Che finisce il giorno che vado in pensione, quando ne ho più bisogno.
IO PAGO
la retta del doposcuola perché il tempo pieno non c’è, nella scuola coi soffitti che crollano.
IO PAGO
tutto. Non posso dedurre niente. Non posso ottimizzare niente. Non posso aspettare a pagare quando posso e voglio.
IL PROBLEMA
Paghiamo come in uno Stato sociale.
Riceviamo come in uno Stato minimo.
In Italia esiste una categoria di cittadini che non ha mai potuto scegliere quanto pagare, quando pagare, come proteggersi. Sono trentacinque milioni. Siamo noi. Se sei un lavoratore dipendente o un pensionato, le tasse vengono prelevate automaticamente ogni mese prima ancora che tu veda il tuo stipendio o la tua pensione. Non puoi ridurle, non puoi rinegoziare, non puoi aspettare un momento migliore.Il lavoratore autonomo deduce i costi dall’imponibile, l’imprenditore li trasferisce sui prezzi di vendita, il libero professionista ottimizza, pianifica, aspetta. Tu no — devi pagare tutto, in silenzio, ogni mese.
Esiste una tradizione di pensiero, quella che teorizza il cosiddetto Stato minimo, che sostiene che lo Stato debba limitarsi a difesa, ordine pubblico e giustizia. È una posizione filosoficamente coerente: se lo Stato non garantisce protezione sociale, non deve nemmeno prelevare tasse per finanziarla. Quello che è accaduto in Italia negli ultimi trent’anni è qualcosa di molto peggio: uno Stato minimo nei diritti ma massimo nel prelievo. Lo Stato continua a prelevare come uno Stato sociale — con ritenuta automatica alla fonte — ma eroga come uno Stato minimo, scaricando progressivamente sul mercato privato la protezione che quelle tasse avrebbero dovuto finanziare.
Hai la pressione fiscale dello Stato sociale e la protezione dello Stato minimo. Paghi per uno Stato da cui non ricevi per quello che hai pagato. Questo non è difendibile né a destra né a sinistra. È semplicemente una truffa ai danni dei contribuenti.
Energia e carburanti
Le accise italiane sui carburanti sono tra le più alte d’Europa. Alcune risalgono al 1935 — finanziano ancora la guerra d’Etiopia. Non puoi ridurle, dedurle o trasferirle su nessuno. Le paghi e basta, ogni volta che fai il pieno.
Sanità
Lo Stato è obbligato per legge a garantirti cure uniformi ovunque tu viva. Ma 800.000 pazienti ogni anno si spostano al Nord per curarsi — a proprie spese.
Pensioni
Lo Stato non vuole più pagarci la pensione e la malattia e ci stanno spingendo verso i fondi pensione privati e le assicurazioni sanitarie private. Ma Il fondo pensione dipende dai mercati e la polizza aziendale finisce con il lavoro. Il rischio è sempre tuo.
Servizi locali
Stesso prelievo ovunque. Servizi diversissimi. Dove vivi determina cosa ricevi — ma non quanto paghi. Il codice postale non dovrebbe decidere la qualità della tua vita, ma spesso lo fa.
Utenze
Gas, luce, acqua, rifiuti, riscaldamento condominiale. Utenze che aumentano ogni anno, spinte dall’inflazione e dalla speculazione energetica. Tu non puoi scaricarle su nessuno. Puoi solo pagare.
Scuola
La retta del doposcuola perché il tempo pieno non c’è. I libri di testo. Le attività extracurriculari. Spese che si accumulano su chi non può permettersi il privato ma non riesce a cavarsela solo col pubblico.
Non è una sfortuna. È una scelta politica trentennale.
Il degrado dei servizi pubblici non è accidentale. Segue un meccanismo preciso e ripetuto negli ultimi trent’anni, in cui i servizi pubblici sono stati sistematicamente indeboliti per favorire quelli privati.
1. Si tagliano i fondi
Il sottofinanziamento progressivo riduce la qualità del servizio — meno medici, meno treni, meno insegnanti. Il servizio peggiora ma il prelievo fiscale rimane invariato.
2. Si racconta che il pubblico non funziona
Il servizio degradato diventa la prova che il pubblico è strutturalmente inefficiente. La narrazione si autoavvera: le vittime del problema diventano i primi sostenitori della soluzione privata.
3. Si legittima la privatizzazione
Il mercato privato entra, prende le parti redditizie del sistema e lascia al pubblico quelle costose e non profittevoli. Privatizzazione dei profitti, socializzazione delle perdite.
4. I cittadini pagano due volte
Una volta con le tasse per il pubblico residuale. Una seconda volta con le tariffe per il privato selettivo. Il ciclo ricomincia: il pubblico si svuota, il privato cresce, il costo per il cittadino aumenta.
I DATI
Chi siamo?
Siamo la maggioranza del Paese. Nessuno di noi può dire no. Ma insieme possiamo farci sentire.
35 MLN
Lavoratori dipendenti e pensionati con ritenuta alla fonte — Fonte: INPS 2024
70%
Degli italiani adulti — Fonte: ISTAT 2024
>55%
Delle entrate fiscali — Fonte: stima su dati MEF e Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 2024
€ 0
Possibilità di ridurre, rinviare o rinegoziare le tasse. Per legge il prelievo è automatico e obbligatorio.
Numeri verificabili e fonti dichiarate. Ogni numero che usiamo ha una fonte. Dove i dati sono diretti, li citiamo come tali. Dove sono stime, lo diciamo esplicitamente.